
9 agosto 2010
The day after...

8 agosto 2010
Magari crescendo cambia idea.

5 agosto 2010
Cronaca di un'insonnia annunciata e altre storie.

Ma il peggio deve ancora venire. All'improvviso le mie gambe decidono di scendere dal letto e portarmi in cucina, 'ste stronze. Sì, lo so, è colpa del cervello. E così, tutto ciò che avevo sognato e pianificato fino a quel momento se ne va beatamente a farsi fottere. Prendo due cazzo di fette di pane, pomodorini, sale, origano, olio...e più sono unte più mi sento amaramente soddisfatta, perchè rispecchiano esattamente come mi sento io: grassa e sporca. Faccio anche la scarpetta con l'olio rimasto sul piatto, tanto ormai mi faccio già schifo. E come se non bastasse, il pane avanzato lo finisco con un'abbondante dose di marmellata all'arancia. Bella merda. Almeno fosse servito per star meglio e addormentarmi...invece no, sto peggio di prima e ho solo ingurgitato una marea di grassi e calorie che non smaltirò nè tantomeno riuscirò ad eliminare per altre vie.

Fanculo.
So die(s) another day.
Climb a little higher
Mercy in your eyes
You won't find it here
Look another way
You won't find it here
So die another day.

Climb a little higher
Ashes in your hands
Mercy in your eyes
You won't find it here
Look another way
You won't find it here
So die another day.
(Dream Theater,
libera interpretazione)
30 giugno 2010
Penne alla vitamina A.

Sono anche una buona fonte di flavonoidi, pigmenti antiossidanti benefiche per il sistema cardiovascolare.
Le carote sono i vegetali contenenti la maggior quantità di carboidrati ad alto indice glicemico, infatti l’indice glicemico delle carote è molto alto, pari a 75.
Questo potrebbe far credere che siano un alimento da evitare, in realtà la quantità di zuccheri per 100 grammi di prodotto è molto piccola (7.6 gr), quindi per assumere una quantità di zuccheri significativa (per esempio 50 grammi) occorre una quantità di carote molto grande (650 grammi).
Le carote hanno poche calorie e un indice di sazietà abbastanza elevato, il che le rende un alimento ideale da assumere come spuntino o come contorno, crude o cotte.
Le carote hanno pareti cellulari molto dure e la cottura, anche molto breve, le rende più digeribili e aumenta la disponibilità dei nutrienti in esse contenuti.
Ingredienti per una persona molto affamata:
- 150 gr di carote
- 100 gr di penne rigate (l’ho detto che ero affamata? xD)
- brodo di shoyu, curry, zenzero e cipolla (o brodo vegetale)
- olio
- aglio
- semi di finocchio
- un cucchiaino di margarina (facoltativo)
- pepe
Procedimento:
Ho messo a scaldare un po’ di brodo avanzato dalla cottura del seitan di domenica (a cui, ahimè, non ho fatto nessuna foto)…essenzialmente era acqua + shoyu, curry, zenzero e cipolla. Ovviamente va bene anche il brodo vegetale o quello che volete voi, ma in questo caso per me la shoyu è indispensabile perchè maschera il sapore dolciastro delle carote.
Scaldato il brodo ho buttato le carote a pezzetti e le ho fatte lessare; nel frattempo ho messo in una ciotolina un po’ d’olio, uno spicchio d’aglio schiacciato e qualche seme di finocchio, lasciandolo insaporire.
Una volta pronte le ho scolate lasciando da parte un po’ di brodo, poi le ho frullate aggiungendo l’olio insaporito (tolto l’aglio), un pizzico di sale e il brodo necessario a rendere il composto leggermente fluido.
Infine ho scolato la pasta e l’ho unita alla salsa di carote, amalgamando con un cucchiaino di margarina.
Una generosa spolverata di pepe…e che la melanina sia con voi! :)
27 giugno 2010
Da consumare preferibilmente entro il.
Risotto alle zucchine, vino, musica, risate, chiacchiere, ricordi.
Un giro in centro come ai vecchi tempi - che tanto vecchi non sono - alla ricerca di un po' di buona musica dal vivo.
Tre ombre che si stagliano lungo quella strada conosciuta e già percorsa, si confondono sui ciottoli sconnessi del centro storico, scivolano silenziose sui muri che si addossano gli uni agli altri, si perdono tra la folla chiassosa di San Giovanni. Tu e lui per mano, mentre l'amico cammina di fianco a voi con una sigaretta tra le dita. Pochi ma buoni.
Si fa tardi. Tanto vino in circolo e zero voglia di tornare a casa a dormire, nonostante il giorno dopo ti aspetti l'ennesimo esame.
Le gambe a pezzi, vi sedete su una panchina.
Il fumo della sigaretta si perde nell'aria, un po' come le vostre parole riguardo la preoccupazione per un lavoro che non si trova mai, nemmeno dopo una laurea quinquennale in un settore di nicchia.
"Ragazzi, andiamo via e apriamo un pub da qualche parte, noi tre. "
Un'idea bizzarra che vi era già balenata per la testa in altri momenti: durante una cena, un giro in bici, una strimpellata di basso e chitarra giù in cantina...ma questa volta sembra molto più concreta.
Sì! Forse è colpa del vino, forse no, ma quest'idea ti alletta e in quel preciso momento nessun dubbio o preoccupazione ti attraversa la testa. Solo una frase, chiara e concisa: IO CI STO.
La fantasia viaggia un po' ovunque: nord Europa, Canarie, Messico...
"Diamoci una scadenza: se entro quel periodo non succede niente di concreto qui, prendiamo e ce ne andiamo."
Sei incredibilmente a tuo agio, di buonumore, anche leggermente adrenalinica...senti nelle vene qualcosa che non provavi più da tempo: un sincero ottimismo!
Tornate a casa. La stanchezza ora si fa sentire...e anche il vino.
Ti addormenti di fianco a lui, abbracciandolo. Sì, sei davvero felice :)
Chissà, forse un giorno la deciderete davvero questa data di scadenza.
Della serie...
25 giugno 2010
A me non fa ridere.
In questo spot c'è volgarità, violenza, maschilismo, diseducazione...e tutto questo per cosa?? Per pubblicizzare un'auto!!
Mmmhhh, è quello della Lola!
La puntata in questione, degna di nota come tutte, era dedicata agli allevatori e ai produttori di latte in Italia. Il discorso era incentrato sul fatto che questi poveracci non riescono più a mantenere le loro attività a causa degli alti costi di gestione a fronte di guadagni nulli (ricevono dalle multinazionali 29 cent al litro, contro i circa 40 necessari per produrlo) e delle multe da pagare per non aver rispettato i limiti di produzione imposti in base alle quote latte possedute.
Si è parlato poi del lungo viaggio del latte "fresco" verso l'estero, specialmente Germania, dove viene mischiato con latte in polvere di ogni provenienza e scarsi controlli al fine di aumentarne la quantità...per poi essere riportato in patria e spacciato come latte nostrano e/o usato per fare formaggi DOP (seh, come no!). A questo punto non può che tornarmi in mente questo odiosissimo spot di qualche anno fa (io oserei anche offensivo)...
Per non parlare della truffa dei formaggi avariati ad opera della Delia (qui qualche informazione in più)...chissà che bontà!! [E per i nostalgici dei puffi, abbiamo anche le mozzarelle blu di più recente scoperta].
E poi via con le immagini di allevatori incazzati, delusi, disperati, che durante uno sciopero decidono di buttare litri e litri di latte in mezzo ai campi per protesta...dico io, ma alle mucche non ci pensate?? Al dolore che hanno dovuto subire per produrre tutto quel latte che voi ora state bellamente sprecando?? Ai vitelli che avrebbero potuto berlo??
Ecco, questo è ciò che mi trattiene dall'essere totalmente solidale con queste persone! Certamente mi dispiace per loro che si trovano in difficoltà, che hanno delle famiglie da mantenere, che si sentono dei falliti per aver mandato in malora l'azienda messa in piedi dal trisavolo e tramandata di genitore in figli@. Mi dispiace soprattutto perchè vengono ignobilmente maltrattati dalle multinazionali e dalle politiche incompetenti e arraffone senza possibilità di riscatto se non con la violenza. Tuttavia mi dispiace anche per le mucche, i tori e i vitelli, che non hanno fatto niente di male per essere trattati così.
Le mucche non hanno fatto niente di male per vivere imprigionate tra quattro assi di legno senza possibilità di muoversi liberamente; non hanno fatto niente di male per venire ingravidate con un ago pieno di sperma sottratto ad un toro dopo averlo fatto eccitare con un animale del suo stesso sesso; non hanno fatto niente di male per vedersi portar via il loro cucciolo appena nato; non hanno fatto nien

I vitelli non hanno fatto niente di male per essere separati dalla madre e appesi a testa in giù appena nati (si vede nel video, giuro!) mentre l'allevatore commenta al giornalista che la sua unica preoccupazione è che sia nato un maschio, il che vuol dire una mucca da latte in meno e un pezzo di carne da dover vendere al più presto ma che non darà un gran guadagno. Mi vengono i brividi...
24 giugno 2010
Compitine d'un autre été.
per non parlare del video, una tenerezza unica...
Lo struscio di Stato.
È nota la definizion

Una delle funzioni delle opposizioni è quella di dimostrare alla maggioranza che si era sbagliata. E se non ce la fa? Allora abbiamo, oltre a una cattiva maggioranza, anche una cattiva opposizione. Quante volte la maggioranza può sbagliarsi? Per millenni la maggioranza degli uomini ha creduto che il sole girasse intorno alla terra (e, considerando le vaste aree poco alfabetizzate del mondo, e il fatto che sondaggi fatti nei paesi più avanzati hanno dimostrato che moltissimi occidentali ancora credono che il sole giri) ecco un bel caso in cui la maggioranza non solo si è sbagliata ma si sbaglia ancora. Le maggioranze si sono sbagliate a ritenere Beethoven inascoltabile o Picasso inguardabile, la maggioranza a Gerusalemme si è sbagliata a preferire Barabba a Gesù, la maggioranza degli americani sbaglia a credere che due uova con pancetta tutte le mattine e una bella bistecca a pasto siano garanzie di buona salute, la maggioranza si sbagliava a preferire gli orsi a Terenzio e (forse) si sbaglia ancora a preferire "La pupa e il secchione" a Sofocle. Per secoli la maggioranza della gente ha ritenuto che esistessero le streghe e che fosse giusto bruciarle, nel Seicento la maggioranza dei milanesi credeva che la peste fosse provocata dagli untori, l'enorme maggioranza degli occidentali, compreso Voltaire, riteneva legittima e naturale la schiavitù, la maggioranza degli europei credeva che fosse nobile e sacrosanto colonizzare l'Africa.
In politica Hitler non è andato al potere per un colpo di Stato ma è stato eletto dalla maggioranza, Mussolini ha instaurato la dittatura dopo l'assassinio di Matteotti ma prima godeva di una maggioranza parlamentare, anche se disprezzava quell'aula «sorda e grigia». Sarebbe ingiusto giocare di paradossi e dire dunque che la maggioranza è quella che sbaglia sempre, ma è certo che non sempre ha ragione. In politica l'appello alla volontà popolare ha soltanto valore legale ("Ho diritto a governare perché ho ricevuto più voti") ma non permette che da questo dato quantitativo si traggano conseguenze teoriche ed etiche ("Ho la maggioranza dei consensi e dunque sono il migliore").
In certe aree della Sicilia e della Campania i mafiosi e i camorristi hanno la maggioranza dei consensi ma sarebbe difficile concluderne che siano pertanto i migliori rappresentati di quelle nobilissime popolazioni. Recentemente leggevo un giornalista governativo (ma non era il solo ad usare quell'argomento) che, nell'ironizzare sul caso Santoro (bersaglio ormai felicemente bipartisan), diceva che costui aveva la curiosa persuasione che la maggioranza degli italiani si fosse piegata di buon grado a essere sodomizzata da Berlusconi. Ora non credo che Berlusconi abbia mai sodomizzato qualcuno, ma è certo che una consistente quantità di italiani consente con lui senza accorgersi che il loro beniamino sta lentamente erodendo le loro libertà. Erodere le libertà di un paese significa di solito mettere in atto un colpo di Stato e instaurare violentemente una dittatura. Se questo avviene, gli elettori se ne accorgono e, se pure non hanno la forza di zione di colpo di Stato che è con lui cambiata. Al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato. All'idea di una trasformazione delle strutture dello Stato attraverso l'azione violenta il genio di Berlusconi è stato ed è quello di attuarle con estrema lentezza, passettino per passettino, in modo estremamente lubrificato.
Pensate alla inutile violenza con cui il fascismo, per fare tacere la voce scomoda di Matteotti, ha dovuto farlo ammazzare. Cose da medioevo. Non sarebbe bastato pagargli una buona uscita megagalattica (e tra l'altro non con i soldi del governo ma con quelli dei cittadini che pagano il canone)? Mussolini era davvero uomo rozzissimo. Quando una trasformazione delle istituzioni del Paese avviene passo per passo, e cioè per dosi omeopatiche, è difficile dire che ciascuna, presa di per sé, prefiguri una dittatura - e infatti quando qualche cassandra lo fa viene sbertucciata. Il fatto è che per un nuovo populismo mediatico la stessa dittatura è un sistema antiquato che non serve a nulla. Si possono modificare le strutture dello Stato a proprio piacere e secondo il proprio interesse senza instaurare alcuna dittatura.
Si può dire che il lodo Alfano prefiguri una tirannia? Sciocchezze. E calmierare le intercettazioni attenta davvero alla libertà d'informazione? Ma suvvia, se qualcuno ha delitto lo sapranno tutti a giudizio avvenuto, e l'evitare di parlare in anticipo di delitti solo presunti rispetta se mai la privatezza di ciascuno di noi. Vi piacerebbe che andasse sui giornali la vostra conversazione con l'amante, così che lo venisse a sapere la vostra signora? No, certo. E se il prezzo da pagare è che non venga intercettata la conversazione di un potente corrotto o di un mafioso in servizio permanente effettivo, ebbene, la nostra privatezza avrà bene un prezzo. Vi pare nazifascismo ridurre i fondi per la scuola pubblica? Ma dobbiamo risparmiare tutti, e bisogna pur dare l'esempio a cominciare dalle spese collettive. E se questo consegna il paese alle scuole private? Non sarà la fine del mondo, ce ne sono delle buonissime. È stalinismo rendere inguardabili i telegiornali delle reti pubbliche? No, se mai le vecchie dittature facevano di tutto per rendere la radio affettuosissima. Ma se questo va a favore delle reti private? Beh, vi risulta che Stalin abbia mai favorito le televisioni private?
Ecco, la funzione dei colpi di Stato striscianti è che le modificazioni costituzionali non vengono quasi percepite, o sono avvertite come irrilevanti. E quando la loro somma avrà prodotto non la seconda ma la terza Repubblica, sarà troppo tardi. Non perché non si potrebbe tornare indietro, ma perché la maggioranza avrà assorbito i cambiamenti come naturali e si sarà, per così dire, mitridatizzata. Un nuovo Malaparte potrebbe scrivere un trattato superbo su questa nuova tecnica dello struscio di Stato. Anche perché di fronte a essa ogni protesta e ogni denuncia perde valore provocatorio e sembra che chi si lamenta dia corpo alle ombre.
Pessimismo globale, dunque? No, fiducia nell'azione benigna del tempo e della sua erosione continua. Una trasformazione delle istituzioni che procede a piccoli passi può non avere tempo per compiersi del tutto, a metà strada possono avvenire smandrappamenti, stanchezze, cadute di tensione, incidenti di percorso. È un poco come la barzelletta sulla differenza tra inferno tedesco e inferno italiano. In entrambi bagno nella benzina bollente al mattino, sedia elettrica a mezzogiorno, squartamento a sera. Salvo che nell'inferno italiano un giorno la benzina non arriva, un altro la centrale elettrica è in sciopero, un altro ancora il boia si è dato malato… Tagliare la testa al re o occupare il Palazzo d'Inverno è cosa che si fa in cinque minuti. Avvelenare qualcuno con piccole dosi d'arsenico nella minestra prende molto tempo, e nel frattempo chissà, vedrà chi vivrà. Per il momento, resistere, resistere, resistere.
14 giugno 2010
Riempiamo i peperoni e svuotiamo il cervello.
Cucinare è una delle poche cose in grado di darmi un attimo di tregua dalle mille ansie e paure che mi viaggiano nella testa; se poi sono anche in buona compagnia, ancora meglio :)
Ieri sera ero a casa del mio pippilitico e mi era venuta una voglia tremenda di fare una ricetta che volevo provare sin da quando la vidi la prima volta: i peperoni inceciati di Mimì! Beh, detto fatto: la personalizzo un po' e nel giro di 10 minuti è già tutto in forno a sfrigolare e a impeperonare tutta la cucina xD
INGREDIENTI:
- 4 peperoni rossi piccoli
- circa 400 gr. di ceci lessati
- abbondante prezzemolo
- farina q.b.
- olio
- sale
- peperoncino
- pangrattato (facoltativo)
PROCEDIMENTO:
Lavare i peperoni, togliere la calotta e pulirli.
Unire i pezzetti di peperone ricavato dalle calotte, i ceci, il prezzemolo, un filo d’olio, sale, peperoncino e frullare tutto aggiungendo un po’ d’acqua se necessario.
Incorporare la farina all’impasto poco alla volta, lavorando prima col cucchiaio e poi con le mani, in modo da renderlo un po’ più compatto.
Riempire i peperoni precedentemente salati all’interno e disporli in una teglia oleata, cospargendoli di pangrattato, se volete. Mi ero dimenticata che il forno di Ale non ha la funzione grill, quindi non si è dorato…vabbè.

3 giugno 2010
Lo senti il rumore del mare?
[...] "piccoli attimi di felicità che aspettano solo di essere scoperti e ascoltati con attenzione, proprio come il rumore del mare racchiuso dentro una conchiglia." [...]

Grazie per avermi dedicato un po' del tuo tempo e soprattutto per avermi rivolto un pensiero, proprio a me che in fondo non sono nessuno.
Grazie per le belle parole che mi hai detto e per l'augurio che ci hai fatto, a me e a Nello. Hai ragione, troppo spesso nella mia vita mi sento invisibile, anche quando forse non ce ne sarebbe motivo, e questo tuo gesto mi ha fatto capire quanto possano essere ingannevoli le mie sensazioni, a volte. Dovrei cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno e iniziare a pensare che anche se non piaci a tutti, se non tutti sanno apprezzarti e se non tutti ti trovano interessante...qualcuno invece sì, e quel qualcuno vale più di mille messi insieme! Mi piacerebbe davvero sapere cosa ti ha colpito e fatto affezionare a me...
Comincio davvero a credere che tra gli chef di Veganblog esistano un legame speciale e una sorta di telepatia più unici che rari. Queste bellissime e invitanti t-raw-tine sono la prova che basta davvero poco per regalare un sorriso a una persona (per dire, anche una carota intera buttata su un piatto mi avrebbe fatto felice, se accompagnata da una dedica come la tua xD).
Da notare l'ultima frase che hai scritto: "spero che il sole splenda nelle vite di tutti voi di VB che date ogni giorno del vostro meglio per essere migliori e vivere in un mondo più gentile e umano." ♥ ♥
1 giugno 2010
Vita da equilibrista inesperta.
Ti lavi, ti vesti e porti il caffè a letto a tuo padre, chiedendogli di accompagnarti alla fermata dell'autobus. Troppo tardi: ancora prima di arrivare e già vedi un puntino arancione allontanarsi lungo la strada. Lui non fa una piega e ti accompagna fino all'università; chissà, forse perchè essendo in ferie non ha niente di urgente da sbrigare, o magari vuole farsi un giro, oppure ha solo voglia di scambiare qualche parola con te ora che ha tempo e non c'è nessun televisore a distrarlo. Nemmeno tu vorresti che quei venti minuti in macchina passassero nel silenzio più totale, eppure è proprio quello che succede. Sarà stato il nervoso di prima mattina ancora in circolo, la stanchezza accumulata, la confusione in testa, la consapevolezza che non ti presenterai all'esame di trattativa inglese al quale ti eri iscritta, la paura mista a curiosità per quello che potrebbe dirti la psicologa al termine del quarto e ultimo incontro di "conoscenza preliminare".
Ogni volta è una sofferenza. Ogni volta vorresti aver qualcosa da dire, vorresti renderli più partecipi della tua vita, vorresti riuscire a mettere un po' di ordine dentro la testa per poter realizzare una frase di senso compiuto che soddisfi i loro dubbi. Vorresti essere in grado di ripondere a tua madre che ti chiede quale sia il problema, cos'è venuto fuori da quegli incontri, come hai intenzione di risolverlo. Ma tu non sai proprio cosa dire, non sai neanche da che parte iniziare e hai sempre paura che una parola di troppo o un un discorso male interpretato possano creare casini...e no, non hai proprio voglia di discutere. Ti trascini all'università dopo un ciao e un grazie e lasci passare il tempo in sala computer fino a che non arriva il momento tanto atteso. Esci dalla facoltà e t'incammini verso la tua "sentenza".
Buongiornocomesta?ehinsommahodecisodinonpresentarmiallesame
dioggipomeriggioperchènonmelasentoproprioblablabla...
"Io per lei avrei pensato ad una terapia individuale di un anno, per avere il tempo necessario a conoscere e sistemare tutte le questioni del suo passato che si stanno ripercuotendo sul presente. Immagini di trovarsi dentro una casa che mano a mano si sta riempiendo di cose buttate alla rinfusa, apparentemente dimenticate o no, le quali stanno occupando tutto lo spazio vitale attorno a lei; insomma, questo ammasso indistinto la sta quasi spingendo fuori della sua propria casa. Forse è arrivato il momento di mettere un po' di ordine, di riunire i pezzi, di buttare via quello che non serve più e di riutilizzare quello che può essere riutilizzato."
Esci dall'ufficio quasi in trance, come sempre. Hai la testa ovattata e ti sembra di barcollare. Sei anche sudata, quasi che quell'ora di parole seduta su una sedia avesse implicato uno sforzo fisico. Esci dall'edificio. Afa. Persone da tutte le parti. Parole a mezz'aria. Cammini svelta tra pedoni e biciclette, fiancheggi la piazza del mercato e imbocchi la via che ti riporta alla facoltà, mentre ti senti totalmente estranea al mondo che ti circonda. Hai quasi l'impressione che chiunque possa leggerti in faccia dove sei appena stata e ti senti terribilmente scoperta, indifesa, giudicata.
Qualche minuto dopo rivedi in lontananza quell'edificio familiare, l'edificio dove soffri silenziosamente ma che in fondo non vuoi lasciare prima del dovuto. Bella masochista che sei. Hai appena il tempo di andare a parlare con la professoressa di traduzione dall'italiano allo spagnolo e di farti affibbiare un generoso 23 per l'ultimo esame fatto. Avresti voluto di più ma non ti lamenti. Ti fa notare che devi ripassare le preposizioni e che ti sei fatta un po' ingannare da costruzioni della frase tipicamente italiane e dai cosiddetti falsi amici, ovvero quelle parole simili alla tua lingua madre ma che in realtà hanno tutt'altro significato. Falsi amici, che curiosa terminologia. Lei è talmente carina e disponibile, con quel sorriso dolce e il pancione di cinque mesi sotto il vestito, che nonostante tutto esci dall'ufficio serena.
Fuori ti aspettano tre ex compagne di corso per andare a pranzare insieme. C'è la Giulia, sempre in gamba e ottimista, col suo immancabile maglioncino nonostante il caldo afoso; la Fra sempre meravigliosamente polleggiata e con la solita sigaretta in mano; l'Eli dal sorriso radioso e quell'accento romano che ti mette sempre il buonumore. Dai, non avere paura, puoi anche chiamarle amiche.
Andate a comprare un pezzo di pizza all'angolo; tu incredibilmente riesci a trovarne una vegana con solo pomodoro e verdure e - mentre il commesso ti teletrasmette una manciata di accidenti perchè hai pagato un trancio di pizza da 3 € con un pezzo da 50 - uscite e decidete di andare al parco. Giusto il tempo di trovare un tavolo e iniziate a saziare gli stomaci affamati, incuranti del vento incessante, degli insetti molesti e dei rametti che ogni tanto si staccano dall'albero sopra le vostre teste. Due parole sugli esami, due parole sui professori, due parole sulle vacanze, due parole sulle vostre vite. Cercano di convincerti a presentarti all'esame ma non è proprio il caso. Rimanete così a lungo, chiacchierando sedute su quelle panchine di legno un po' scomode che tuttavia diventano subito confortevoli se ci sono le persone giuste.
Alla fine decidete che ne avete abbastanza degli attentati omicidi della pianta e dei dispetti degli animaletti e ve ne andate; chissà, magari loro vogliono solo un po' di pace. Vada per la tappa al vostro solito bar, per fortuna c'è un tavolino libero all'aperto. Le tue amiche prendono un dolce e tu un caffè. Altre chiacchiere, altri racconti, altri sogni che escono dai cassetti. Dopo mangiato la Fra vuole fumare un'altra sigaretta, e siccome oggi sei diventata la sua dispensatrice ufficiale di accendini, te ne fai offrire una. Già, ultimamente giri con un accendino in borsa pur non avendo più comprato sigarette da quando eri in erasmus. Non che tu sia una fumatrice, e non hai nessuna intenzione di diventarlo, però ogni tanto scatta come un impulso insensato che te ne fa venire una stupida voglia o uno pseudo-bisogno. Sarà che quel "sigaretta break" coincideva più o meno con l'orario in cui ti saresti dovuta presentare a trattativa. Anche se, a dir la verità, stando con loro non ci pensi neanche più di tanto a quell'esame che hai saltato a causa del tuo cervello che si rifiutava di lavorare.
Tre ore passano in fretta e arriva il momento dei saluti. Civediamoprossimamenteinboccaallupocisentiamociao. Ora stai bene. Sali sull'autobus e pensi che con quello stato d'animo puoi anche affrontare la discussione in sospeso col tuo ragazzo. Arrivi a casa sua e le parole escono copiose. Avevi ragione: l'hai affrontata e superata con successo, anche se la ferita brucia ancora. Ti accompagna alla fermata per prendere l'ennesimo autobus che ti porterà a casa. Vi abbracciate e vi scambiate qualche bacio sulle labbra, riassaporando quella vicinanza che l'ira e la delusione avevano impedito fino a quel momento.
A casa la situazione è un po' diversa: le discussioni divampano come benzina sul fuoco, ma non riescono a trovare soluzione. Ci sono cose che vorresti dire ma non puoi, altre che non vuoi dire per non ferire le persone che ami, così alla fine non se ne viene a capo. Non ti resta che sperare che un giorno non troppo lontano si sistemerà tutto.
Dopo cena hai un appuntamento su skype con Cecilia, che se la sta ancora godendo in erasmus a Cordoba. Vuole parlare con te perchè sa quello che ti sta passando; è sempre così socievole e premurosa. Le tue cuffie però non funzionano è così alla fine vi ritrovate a chattare.
Tra una parola d'incoraggiamento e l'altra ti viene in mente che non hai chiamato il tuo ragazzo, e lui non avrebbe potuto farlo dato che il tuo cellulare è fuori uso. Ti rendi conto che è già un po' tardi, però alzi comunque la cornetta del telefono di casa e lo chiami. Lui ti risponde con voce assonnata: stava già dormendo. Ciò nonostante, non manca di dirti: "Buonanotte amore, ti voglio bene".
Poco dopo chiudi anche la conversazione con la Ceci e ti metti a pensare alla tua vita. La prima cosa che ti viene in mente è un oggetto somigliante ad un nastro; un nastro bianco sospeso in un nulla nero come la pece. Quel nastro è la linea di confine e quel buco nero rappresenta le tue due vite parallele: quella negativa fatta di ansie, paure, ossessioni, brutti pensieri, depressione, vuoto interiore, apatia; quella positiva fatta di momenti giusti con le persone giuste e di altri piccoli attimi di felicità che aspettano solo di essere scoperti e ascoltati con attenzione, proprio come il rumore del mare racchiuso dentro una conchiglia. A volte quel nastro sparisce e ti ritrovi a vagare tra le due vite senza ben riuscire a distinguerle, ammaccandoti a causa delle cadute improvvise. Prima un po' di qua, poi un po' di là, poi si mescolano tra loro e ti perdi nel vortice che si è creato. Alla fine il nastro ricompare e ti vedi lì, in bilico come un'equilibrista inesperta che sente di dover cadere, prima o poi, ma non sa da quale parte finirà. La rete di protezione si trova solo da un lato e c'è da stare molto attenti.

29 maggio 2010
Even worse.
I can't escape this hell
So many times I've tried
But I'm still caged inside
Somebody get me through this nightmare
I can't control myself
So what if you can see the darkest side of me?
No one will ever change this animal I have become
Help me believe it's not the real me
Somebody help me tame this animal
(This animal, this animal)
I can't escape myself
(I can't escape myself)
So many times I've lied
(So many times I've lied)
But there's still rage inside
Somebody get me through this nightmare
I can't control myself
So what if you can see the darkest side of me?
No one will ever change this animal I have become
Help me believe it's not the real me
Somebody help me tame this animal I have become
Help me believe it's not the real me
Somebody help me tame this animal
Somebody help me through this nightmare
I can't control myself
Somebody wake me from this nightmare
I can't escape this hell
(This animal, this animal, this animal, this animal, this animal, this animal, this animal)
So what if you can see the darkest side of me?
No one will ever change this animal I have become
Help me believe it's not the real me
Somebody help me tame this animal I have become
Help me believe it's not the real me
Somebody help me tame this animal
(This animal I have become)
***********************************************
Non posso fuggire da questo inferno
Ho provato così tante volte
Ma sono ancora imprigionato dentro
Qualcuno mi tiri fuori da quest’incubo
Non posso controllarmi
Cosa accadrebbe se tu potessi vedere il mio lato più oscuro?
Nessuno cambierà mai questo animale che sono diventato
Aiutami a credere che non sia il vero me
(Questo animale, questo animale)
Non posso fuggire da me stesso
(Non posso fuggire da me stesso)
Ho mentito così tante volte
(Ho mentito così tante volte)
Ma c’è ancora rabbia dentro
Qualcuno mi tiri fuori da quest’incubo
Non posso controllarmi
Cosa accadrebbe se tu potessi vedere il mio lato più oscuro?
Nessuno cambierà mai questo animale che sono diventato
Aiutami a credere che non sia il vero me
Qualcuno mi aiuti a domare questo animale che sono diventato
Aiutami a credere che non sia il vero me
Qualcuno mi aiuti a domare questo animale
Qualcuno mi aiuti ad attraversare quest’incubo
Non posso controllarmi
Qualcuno mi svegli da quest’incubo
Non posso fuggire da questo inferno
(Questo animale, questo animale, questo animale, questo animale, questo animale, questo animale, questo animale)
Cosa accadrebbe se tu potessi vedere il mio lato più oscuro?
Nessuno cambierà mai questo animale che sono diventato
Aiutami a credere che non sia il vero me
Qualcuno mi aiuti a domare questo animale che sono diventato
Aiutami a credere che non sia il vero me
Qualcuno mi aiuti a domare questo animale
(Questo animale che sono diventato)
28 maggio 2010
12 maggio 2010
Che sia l'inizio della fine?
Fine dell'ultimo anno di triennale.
con l'omino del cervello.
con la donna al di là della scrivania.
Fine dell'inizio.
25 aprile 2010
A little piece of freedom.
5 febbraio 2010
La precarietà esistenziale.
"Nel linguaggio comune il termine precarietà indica incertezza, condizione di instabilità, situazione di disequilibrio. Da un punto di vista etimologico, deriva dalla parola latina prece, ovvero preghiera. Nell’antichità, il precario era colui che pregava. Nel corso dell’ultimo mezzo secolo, il concetto di precarietà ha subito alcune modificazioni nella percezione collettiva, sino a tornare ai nostri giorni a un significato che, paradossalmente ma anche significativamente, non si discosta molto da quello originale dei latini. Chi prega è infatti colui che ha fede o che ha speranza e il suo pregare oltre a essere un atto di vita (esistenziale) è un atto che tranquillizza in un contesto particolarmente carico di incertezza, instabilità e paura del futuro. Chi prega è anche colui che si rimette nelle mani di un altro, ovvero si colloca in una posizione così (psicologicamente e cerebralmente) subalterna da essere quasi cosciente di non essere in grado di poter andare avanti." (http://www.transform.it/precarieta-1)
